mercoledì 8 febbraio 2012

Vini Naturali... paura moda

Cosa significa Vino “Naturale”? Non è facile dare una risposta semplice e sintetica a questa domanda, in quanto occorre sviluppare il discorso affrontando diversi aspetti tecnici, legislativi e morali.

In generale possiamo iniziare a dire che si definiscono “Naturali” quei Vini che vengono prodotti con metodologie biologiche e/o biodinamiche, sia in Vigna che in Cantina, con un sostanziale abbattimento dell'uso di prodotti chimici di sintesi nella varie fasi produttive.

Lo scopo principale è quindi rispettare l'equilibrio ed il risultato della “Terra” per quanto riguarda la vite, l'uva ed il Vino, intervenendo il meno possibile con prodotti non direttamente ricavabili da procedimenti organici.

Fissiamo subito un punto fondamentale da tenere presente per tutto il resto del discorso: stiamo parlando esclusivamente di Vino prodotto nell'ambito della legalità e dei limiti consentiti dal legislatore, per cui quando parliamo dell'uso della chimica ci riferiamo a quella ammessa dalla legge nell'ambito della coltivazione e della vinificazione. Chi commette un abuso utilizzando prodotti non ammessi oppure oltre le dosi consentite è da condannarsi nella maniera più totale e non lo prendiamo minimamente in considerazione.

Ribadito questo importante concetto, è risaputo che la grande maggioranza delle Cantine produce il proprio Vino utilizzando prodotti chimici di sintesi in Vigna, che è il primo punto “condannato” da chi produce i cosiddetti Vini “Naturali”. La coltivazione biologica/biodinamica infatti prevede il non utilizzo di sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere), ammette invece l'uso di concimi organici (letame, compost) e minerali (rame, zolfo).

Un approccio identico viene utilizzato nell'ambito della vinificazione, per citare qualche semplice esempio chi produce Vino “Naturale” si affida spesso ai lieviti autoctoni invece di impiegare quelli selezionati industrialmente, inoltre è ridotta al minimo l'aggiunta di anidride solforosa soprattutto nella fase di imbottigliamento, molti altri sono gli aspetti tecnici che andrebbero citati, ma finirebbe per diventare un trattato di enologia per cui non approfondiamo ulteriormente.

Doveroso però un breve accenno alla differenza fra agricoltura biologica e biodinamica, in particolare quest'ultima possiede tutte le caratteristiche della prima, in più vengono utilizzate delle tecniche derivanti dagli insegnamenti di Rudolf Steiner (1861-1902), ormai consolidate da decenni di sperimentazione.

L'agricoltura biodinamica vede l'azienda agricola come un “organismo vivente” e per questo cerca di trovare il miglior equilibrio fra le varie colture ed anche fra il comparto vegetale e quello animale, quest'ultimo importante per la produzione di concime per la coltivazione, limitando al minimo l'uso di prodotti provenienti dall'esterno dell'azienda.

Il terreno viene “dinamizzato” attraverso l'uso di particolari preparati, detti appunto “biodinamici”, a base di sostanze vegetali, minerali ed animali, i quali vengono utilizzati in dosi quasi omeopatiche.

Fondamentale poi è seguire il “calendario” che in base alle fasi lunari definisce i periodi più adatti per tutte le lavorazioni di piante e terreno, dove sono specificati i giorni Aria, Acqua, Luce, Terra, nei quali una parte della pianta viene maggiormente favorita nella lavorazione d'interesse. Per esempio i giorni Acqua favoriscono la parte della pianta relativa alle foglie, i giorni Terra le radici, quelli Aria/Luce i fiori ed i giorni Luce i frutti.

Non abbiamo la presunzione di aver trattato in modo esaustivo questi complessi argomenti, ma ci interessava offrire al lettore un bagaglio informativo di base per il proseguimento dell'articolo.

Negli ultimi anni l'attenzione del Mondo del Vino al concetto di produzione biologica/biodinamica è progressivamente cresciuta, sono nate sul territorio fiere che raccolgono Cantine che adottano questi principi, sono sorti siti Web e Blog sull'argomento, in generale oggi se ne parla in maniera sempre più insistente.

Addirittura durante il prossimo Vinitaly 2012 verrà attrezzata una zona espositiva dove accogliere alcune Cantine italiane che si dedicano alla vinificazione di uva derivante da viticoltura biologica/biodinamica.

Indubbiamente chi affronta la produzione del Vino con questi principi “Naturali” impegna sforzi fisici e mentali da sottolineare, infatti per queste persone è spesso un vero e proprio stile di vita che sfocia in una radicale filosofia.

Bisogna ora porre l'attenzione su questo fenomeno mediatico che sempre più sta portando alla ribalta il concetto di Vino “Naturale”, che si contrappone in maniera decisa a quello ottenuto in maniera tradizionale.

Vinoway vuole mettere in guardia dal pericolo che questa seria e fondata filosofia produttiva diventi una “moda” da seguire per guadagnare nuove fette di mercato o per mettersi in evidenza. In questo senso si teme l'avvento di “ciarlatani” del Vino in grado di predicare bene, ma razzolare malissimo, sfoggiando un'etichetta con appeal mediatico o andando in giro a “sbandierare” la giusta e seria viticoltura senza credere fermamente in quello che essa rappresenta, ancor peggio non praticando nella realtà i concetti scrupolosi del biologico/biodinamico.

Esistono degli enti certificatori che in teoria garantiscono la correttezza della filiera produttiva, ma come ben tutti sappiamo il clan dei “furbetti del quartiere” è sempre molto folto e senza scrupoli, per cui dietro la facciata “certificata” poi non si compiono tutte quelle direttive tecniche e morali atte a produrre un Vino coi crismi della “naturalità”.

Da questi loschi personaggi si devono difendere in primo luogo tutti quei seri ed onesti Produttori Biologici/Biodinamici che incarnano in maniera scrupolosa queste radicali filosofie, dalla Vigna alla Cantina, con un senso totale di rispetto verso se stessi, la Terra ed il cliente.

Un qualcosa però vogliamo dire anche a tutti quei Produttori che con professionalità si dedicano al Vino “Naturale”: non perdete mai e poi mai di vista l'equilibrio del proporsi sul mercato con una comunicazione ricca di sana umiltà, non abbiamo bisogno di persone che si ergano su un piedistallo predicando l'assolutistica “verità” su come fare il Vino.

Non vogliamo l'avvento di novelli Icaro che volando troppo alti per appagare il proprio ego finiscano per ricadere rovinosamente nella dura realtà, una sana dose di rispetto deve sempre essere portata verso tutti quei Produttori che con grande serietà realizzano Vini di eccellente qualità enologica, utilizzando metodi tradizionali in Vigna e Cantina.

Non dimentichiamo mai che in un Vino si cercano soprattutto equilibrio, finezza ed armonia, ognuno di questi aspetti contestualizzato nelle varie tipologie produttive, per cui anche nei “Naturali” non bisogna mai perdere di vista tali obiettivi: l'essere biologico/biodinamico deve rappresentare un valore aggiunto ad un prodotto comunque di qualità, non deve mai divenire un alibi per giustificare eventuali mancanze.

Fino ad alcuni anni fa girava lo squallido luogo comune che i Vini “Naturali” spesso potevano avere profumi poco gradevoli, è una grande idiozia che però qualcuno eleggeva quasi ad un concetto di tipicità di quella filosofia produttiva: per cui se anche “puzzava” il fatto di essere “Naturale” costituiva un alibi.

Un Vino deve essere gradevole, piacevole, di ottima beva, elegante, tutto questo a prescindere dalla filosofia produttiva che sta alla base, a quel punto se si hanno di fronte Nettari di pari qualità, sicuramente il giocare la carta del “Naturale” è un aspetto encomiabile e da valorizzare.

L'aspetto fondamentale comunque è quello di restare sempre coi piedi saldamente ancorati per terra, senza commettere l'errore di guardare con la “puzza sotto il naso” i colleghi Vignaioli che producono in modo “tradizionale”, l'autoconvinzione di far parte di una casta di eletti depositari della “Naturalità” può costituire un grave errore di comunicazione.

Bisogna affrontare il mercato sempre con una forte dose di umiltà e semplicità, saranno la pazienza ed il tempo a far emergere i veri valori qualitativi in gioco, a quel punto sarà giustamente riconosciuto anche il merito di affrontare il lavoro con una “vera” filosofia biologica/biodinamica o di smascherare chi ha millantato credito.

Si tengano molto bene gli occhi aperti su chi predica bene, ma poi razzola male, bisogna ghettizzare e denunciare i personaggi che sfoggiano orgogliosi una certificazione Bio e poi, quando nessuno li vede, nel segreto della loro Vigna, abusano di prodotti che non dovrebbero utilizzare, risparmiando quindi le fatiche del “Naturale” pur godendo dei positivi effetti sull'immagine, diffidare ancor di più di chi, pur spacciando il proprio Vino come “Naturale”,  non espone l’etichetta che certifica il Bio.

All'alto valore qualitativo del Vino ci si può arrivare seguendo filosofie produttive fra loro diverse, ognuna delle quali deve essere fermamente sentita nell'animo del Vignaiolo, perché solo in questo modo la si può mettere in pratica nella maniera più efficace, imprimendo nei Vini lo spirito di chi li produce.

Il rispetto di ognuna di queste filosofie è un valore che deve appartenere a tutti i Produttori come segno profondo della stima verso l'altrui lavoro, perché per essere un Grande Uomo non basta fare un Eccellente Vino: bisogna guadagnarsi l'ammirazione profonda dei colleghi Vignaioli e di chi quei Nettari li Ama, l'umiltà è un fantastico strumento per iniziare a percorre quella Strada.

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