lunedì 12 dicembre 2016

Ruolo ecologico della siepe


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Evonimo o Fusaggine

 

 “La Natura non fa niente di inutile” 

Aristotele

 

Un uccello mangia giornalmente circa il 30% del proprio peso in prede. Non di rado si nutre degli stessi insetti che l’uomo, con i pesticidi, si propone di debellare. Dopo la nascita degli uccellini il genitore torna al nido almeno una volta ogni 5 minuti, ed ogni volta porta almeno un bruco o un pari quantitativo di insetti. 

L’attività d’allevamento è di 15 ore al giorno, per un totale di 180 bruchi al giorno. Un Merlo arriva a consumare qualcosa come centinaia di larve di Ditteri in pochi giorni. Uccelli come la Cinciallegra oppure il Merlo rappresentano validi alleati per l’agricoltore in merito al controllo di fitofagi e parassiti vari, e la mancanza di predatori naturali (come possono essere questi volatili) è certamente una delle concause in grado di favorire e generare la proliferazione di insetti nocivi. 

Dunque si rendono utili azioni che possano andare a favorire ed incrementare la presenza di questi ed altri organismi utili. I fattori limitanti la presenza di uccelli sono:

·         IL CIBO

·         SITI DOVE POTER NIDIFICARE

Le siepi possono soddisfare a pieno queste necessità poiché sono in grado di offrire bacche, semi, insetti e altri invertebrati. Il cibo potrebbe essere garantito soprattutto durante l’inverno anche tramite apposite mangiatoie applicate in prossimità o a ridosso delle siepi.

Le siepi offrono protezione, rifugio e siti dove poter nidificare. È importante che la presenza di questi uccelli e altri organismi utili possa diventare stanziale, abitudinaria e garantita nel tempo, e la presenza di siepi oppure di fasce boscate in grado di ospitare e sostenere questi simpatici esseri risulta determinante. In altri termini si potrebbe affermare che per favorire la colonizzazione di un determinato ambiente da parte di Cinciallegre, Merli o altri insettivori sono necessari spazi e contesti che dispongano dei fattori sopra citati, in modo che non vi sia una presenza solo sporadica ma il più possibile permanente. Sono molto utili anche le mangiatoie oppure i nidi artificiali collocati in maniera opportuna. Le mangiatoie dovranno essere rifornite in modo adeguato soprattutto durante i periodi freddi o in presenza di neve. 

 

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Mangiatoia

Di seguito un elenco di arbusti e alberi che producono bacche in grado di attirare gli uccelli. Queste bacche rappresentano una fonte supplementare di cibo e di sostentamento anche e soprattutto in occasione dei periodi freddi nei quali la presenza di insetti e invertebrati è limitata o nulla, diventando fonte alternativa di cibo (o di emergenza):

 

Clerodendrum trichotomum (CLERODENDRO)

 

Cornus sanguinea (SANGUINELLA) 

 

Crataegus monogyna/oxiacantha (BIANCOSPINO) * 

 

Daphne mezereum/laureum (FIOR DI STECCO) 

 

Elaeagnus umbellata (ALBERO DEI CORALLI) 

 

Euonymus europeus (FUSAGGINE o EVONIMO) 

 

Edera elix (EDERA) 

 

Ilex aquifolium (PUNGITOPO) 

 

Laurus nobilis (ALLORO) 

 

Ligustrum vulgare/ovalifolia (LIGUSTRO) 

 

Lonicera caprifolium (CAPRIFOGLIO COMUNE) 

 

Mahonia aquifolium (MAONIA) 

 

Phytolacca americana (FITOLACCA o UVA TURCA). Pianta erbacea spontanea.

 

Ribes rubrum/nigrum (RIBES ROSSO, RIBES NERO) 

 

Rubus idaeus (LAMPONE) 

 

Sambucus nigra (SAMBUCO) 

 

Sorbus aucuparia (SORBO DEGLI UCCELLATORI) 

 

Taxus baccata (TASSO) 

 

Viburnum tinum (VIBURNO TINO) 

 

Morus nigra/alba (GELSO NERO, GELSO BIANCO) 

 

Helianthus annuus (GIRASOLE). Pianta erbacea.

 

Non vanno sottovalutate le funzioni paesaggistiche ed ecologiche di siepi e alberature, anche grazie all’assorbimento e sottrazione di CO2 dall’atmosfera.

Queste essenze possono essere introdotte anche all’interno di giardini e parchi, e possono andare ad integrare le più comuni siepi campestri presenti nelle campagne. Si tratta di azioni utili soprattutto in aree che presentano squilibri o unilateralità dovute ad una eccessiva antropizzazione oppure lì dove la moderna agronomia industriale ha ridotto al minimo la biodiversità e la stabilità dell’ecosistema (o degli agroecosistemi).

La diversità degli organismi utili (non solo uccelli, ma anche insetti) è direttamente correlata alla diversità botanica della siepe, e per questo le siepi rappresentano un organo fondamentale che va gestito e valorizzato. Oltre ad una riserva di biodiversità funzionale (meno uccelli = più insetti), la siepe può mitigare l’effetto deriva conseguente ad eventuali trattamenti con prodotti fitosanitari da parte di aziende convenzionali; l’altezza della siepe, la sua profondità e la sua densità risulteranno determinanti per questa funzione. Per questo si parla anche di fasce boscate. Vengono a crearsi utili comunità vegetali e animali conseguenza di una alleanza tra uomo e natura, senza dubbio un tassello importante nella prevenzione di squilibri, infestazioni e patologie (ciò permette una pluralità di meccanismi di controllo sugli organismi dannosi).

Il tipo di siepe può comunque variare in base al contesto, alla finalità ed alle necessità reali.

Già qualche anno fa Lipu-BirdLife Italia metteva in evidenza che dal 1980 ad oggi i volatili in Europa sono calati del 52%. Un chiaro avvertimento nel quale si mette in evidenza che “L’agricoltura intensiva distrugge il paesaggio e fa scomparire gli animali”. Metodi di coltivazione insostenibili per la natura hanno determinato la scomparsa di 300 milioni di uccelli selvatici negli ultimi 40 anni (dati raccolti dal Farmland Bird Index).

Ma è certamente possibile una netta inversione di tendenza, facendo tesoro degli errori commessi fino ad oggi.

 

 *In diverse Regioni vige il divieto di porre a dimora arbusti del genere Crataegus (in particolare modo esemplari di Biancospino e Azzeruolo) al fine di limitare la diffusione del colpo di fuoco batterico.