martedì 17 aprile 2012

I vini Casa Belfi: una storia di vite e di lavoro dell'uomo



Nell’azienda vitivinicola Casa Belfi di San Polo di Piave, nel trevigiano, il produttore  di vini Albino Armani  ha individuato il naturale teatro per un  ambizioso progetto di recupero delle storiche tradizioni enologiche del luogo e di rivisitazione di antiche metodologie di produzione. Meticoloso selezionatore di vigneti, ma da sempre attento anche  al fattore umano, Albino Armani ha affidato la gestione di Casa Belfi all’autoctono Maurizio Donadi,  enologo che ama semplicemente definirsi “artigiano del vino”, ma nell’ambiente è conosciuto come professionista di rara perizia tecnica, molto legato alla propria terra e animato da una naturale vocazione per l'arte della vinificazione. I vini Casa Belfi certamente esprimono il carattere del luogo e il secolare fermento di umanità e vocazione vitivinicola.  Le referenze della cantina sono il Colfòndo, il Bianco e il Rosso I.G.T. delle Venezie. Tutti rigorosamente non filtrati, arrivano da produzioni dove non si praticano trattamenti di fitofarmaci sistemici e dove è escluso l'utilizzo di chimica e tecnologia, sono tutti a “ResiduoZero”. Casa Belfi utilizza solo lieviti indigeni e non ricorre al diserbo né all’autoclave, un rispetto profondo della natura e del legame che si instaura tra la vigna e l’uomo.



Il Colfòndo è pieno di vita e “ludico” per un concerto di esperienze sensoriali
Il termine “Colfòndo” deriva da un’antica definizione originaria dei luoghi di produzione: “vin col fondo”,  con riferimento al deposito di lieviti naturali che determina la fermentazione e la generazione di anidride carbonica (il perlage) all’interno della bottiglia. Questo spumante di tradizione contadina era progenitore dell’odierno Prosecco. L’ingegnoso accorgimento adottato dai nostri avi contadini, ripreso e rivalutato  dalla cantina Casa Belfi,  consiste nell’imbottigliare i fermenti (lieviti) che si formano in modo naturale durante la produzione del vino e che si depositano poi sul fondo della bottiglia per decantazione. Questi lieviti indigeni conferiscono al Colfòndo un fine perlage, longevità e morbidezza, permettendo la conservazione del vino stesso senza l’aggiunta di antiossidanti chimici come l’anidride solforosa. Inoltre i lieviti rilasciano elementi benefici per la nostra salute  quali vitamine (del gruppo B in particolare), proteine e polisaccaridi che, sotto il profilo organolettico arricchiscono il vino conferendo maggiore corposità e  spuma persistente. Molto apprezzabile anche al palato, il Colfòndo di Casa Belfi racconta gli aromi di fiori e di frutta fresca, di frutta candita, agrumi e crosta di pane.



I diversi modi di vivere il Colfòndo Casa Belfi in tavola
Il Colfòndo è un versatile vino “tutto pasto” che offre diverse modalità di degustazione, portando in tavola una variegata esperienza ludica oltreché sensoriale. Si può bere il Colfòndo più limpido per l’antipasto o per i primi piatti, lasciando il deposito di lieviti (la parte più ambrata del vino) in fondo alla bottiglia. Mano a mano che il Colfòndo viene versato e si procede con il pasto verso le pietanze e poi il dessert, si farà progressivamente più corposo. Un buon sistema per bere il vino “integrale” (e che si presenterà con un aspetto più torbido per i fermenti in sospensione) è quello di agitare un po’ la bottiglia o di versarlo in una caraffa, favorendone così anche l’ossigenazione.

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