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lunedì 12 dicembre 2016

Ruolo ecologico della siepe


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Evonimo o Fusaggine

 

 “La Natura non fa niente di inutile” 

Aristotele

 

Un uccello mangia giornalmente circa il 30% del proprio peso in prede. Non di rado si nutre degli stessi insetti che l’uomo, con i pesticidi, si propone di debellare. Dopo la nascita degli uccellini il genitore torna al nido almeno una volta ogni 5 minuti, ed ogni volta porta almeno un bruco o un pari quantitativo di insetti. 

L’attività d’allevamento è di 15 ore al giorno, per un totale di 180 bruchi al giorno. Un Merlo arriva a consumare qualcosa come centinaia di larve di Ditteri in pochi giorni. Uccelli come la Cinciallegra oppure il Merlo rappresentano validi alleati per l’agricoltore in merito al controllo di fitofagi e parassiti vari, e la mancanza di predatori naturali (come possono essere questi volatili) è certamente una delle concause in grado di favorire e generare la proliferazione di insetti nocivi. 

Dunque si rendono utili azioni che possano andare a favorire ed incrementare la presenza di questi ed altri organismi utili. I fattori limitanti la presenza di uccelli sono:

·         IL CIBO

·         SITI DOVE POTER NIDIFICARE

Le siepi possono soddisfare a pieno queste necessità poiché sono in grado di offrire bacche, semi, insetti e altri invertebrati. Il cibo potrebbe essere garantito soprattutto durante l’inverno anche tramite apposite mangiatoie applicate in prossimità o a ridosso delle siepi.

Le siepi offrono protezione, rifugio e siti dove poter nidificare. È importante che la presenza di questi uccelli e altri organismi utili possa diventare stanziale, abitudinaria e garantita nel tempo, e la presenza di siepi oppure di fasce boscate in grado di ospitare e sostenere questi simpatici esseri risulta determinante. In altri termini si potrebbe affermare che per favorire la colonizzazione di un determinato ambiente da parte di Cinciallegre, Merli o altri insettivori sono necessari spazi e contesti che dispongano dei fattori sopra citati, in modo che non vi sia una presenza solo sporadica ma il più possibile permanente. Sono molto utili anche le mangiatoie oppure i nidi artificiali collocati in maniera opportuna. Le mangiatoie dovranno essere rifornite in modo adeguato soprattutto durante i periodi freddi o in presenza di neve. 

 

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Mangiatoia

Di seguito un elenco di arbusti e alberi che producono bacche in grado di attirare gli uccelli. Queste bacche rappresentano una fonte supplementare di cibo e di sostentamento anche e soprattutto in occasione dei periodi freddi nei quali la presenza di insetti e invertebrati è limitata o nulla, diventando fonte alternativa di cibo (o di emergenza):

 

Clerodendrum trichotomum (CLERODENDRO)

 

Cornus sanguinea (SANGUINELLA) 

 

Crataegus monogyna/oxiacantha (BIANCOSPINO) * 

 

Daphne mezereum/laureum (FIOR DI STECCO) 

 

Elaeagnus umbellata (ALBERO DEI CORALLI) 

 

Euonymus europeus (FUSAGGINE o EVONIMO) 

 

Edera elix (EDERA) 

 

Ilex aquifolium (PUNGITOPO) 

 

Laurus nobilis (ALLORO) 

 

Ligustrum vulgare/ovalifolia (LIGUSTRO) 

 

Lonicera caprifolium (CAPRIFOGLIO COMUNE) 

 

Mahonia aquifolium (MAONIA) 

 

Phytolacca americana (FITOLACCA o UVA TURCA). Pianta erbacea spontanea.

 

Ribes rubrum/nigrum (RIBES ROSSO, RIBES NERO) 

 

Rubus idaeus (LAMPONE) 

 

Sambucus nigra (SAMBUCO) 

 

Sorbus aucuparia (SORBO DEGLI UCCELLATORI) 

 

Taxus baccata (TASSO) 

 

Viburnum tinum (VIBURNO TINO) 

 

Morus nigra/alba (GELSO NERO, GELSO BIANCO) 

 

Helianthus annuus (GIRASOLE). Pianta erbacea.

 

Non vanno sottovalutate le funzioni paesaggistiche ed ecologiche di siepi e alberature, anche grazie all’assorbimento e sottrazione di CO2 dall’atmosfera.

Queste essenze possono essere introdotte anche all’interno di giardini e parchi, e possono andare ad integrare le più comuni siepi campestri presenti nelle campagne. Si tratta di azioni utili soprattutto in aree che presentano squilibri o unilateralità dovute ad una eccessiva antropizzazione oppure lì dove la moderna agronomia industriale ha ridotto al minimo la biodiversità e la stabilità dell’ecosistema (o degli agroecosistemi).

La diversità degli organismi utili (non solo uccelli, ma anche insetti) è direttamente correlata alla diversità botanica della siepe, e per questo le siepi rappresentano un organo fondamentale che va gestito e valorizzato. Oltre ad una riserva di biodiversità funzionale (meno uccelli = più insetti), la siepe può mitigare l’effetto deriva conseguente ad eventuali trattamenti con prodotti fitosanitari da parte di aziende convenzionali; l’altezza della siepe, la sua profondità e la sua densità risulteranno determinanti per questa funzione. Per questo si parla anche di fasce boscate. Vengono a crearsi utili comunità vegetali e animali conseguenza di una alleanza tra uomo e natura, senza dubbio un tassello importante nella prevenzione di squilibri, infestazioni e patologie (ciò permette una pluralità di meccanismi di controllo sugli organismi dannosi).

Il tipo di siepe può comunque variare in base al contesto, alla finalità ed alle necessità reali.

Già qualche anno fa Lipu-BirdLife Italia metteva in evidenza che dal 1980 ad oggi i volatili in Europa sono calati del 52%. Un chiaro avvertimento nel quale si mette in evidenza che “L’agricoltura intensiva distrugge il paesaggio e fa scomparire gli animali”. Metodi di coltivazione insostenibili per la natura hanno determinato la scomparsa di 300 milioni di uccelli selvatici negli ultimi 40 anni (dati raccolti dal Farmland Bird Index).

Ma è certamente possibile una netta inversione di tendenza, facendo tesoro degli errori commessi fino ad oggi.

 

 *In diverse Regioni vige il divieto di porre a dimora arbusti del genere Crataegus (in particolare modo esemplari di Biancospino e Azzeruolo) al fine di limitare la diffusione del colpo di fuoco batterico.

mercoledì 2 novembre 2016

Colfòndo Anfora

"Sur lie" unfiltered organic wine fermented in terra-cotta.
Amazing complexity and perfect pairing with food.
Enough said
Cheers

martedì 25 ottobre 2016

Terre di Vite sesta edizione: 85 aziende selezionate si presentano il 12 e 13 novembre 2016

Dietro a questa manifestazione multiculturale c'è un lavoro che inizia molti mesi prima, Barbara Brandoli, ideatrice e organizzatrice di Terre di Vite, ha da sempre cercato di darle un'impronta particolare, convogliando all'interno dell'evento momenti d'arte, musica e cultura, con artisti di livello. Non solo vino, quindi, ma un percorso multisensoriale, a contatto diretto con il pubblico di appassionati: degustare vino e scambiare riflessioni con i vignaioli mentre alcuni musicisti ai margini delle sale diffondono le loro melodie, crea una condizione di armonia e tranquillità, mantiene accesi i sensi, stimola l'attenzione.
 Quest'anno per la sesta edizione si è fortemente lavorato per rinnovare le aziende presenti, ci sono molte piccole realtà interessanti e sempre all'insegna dell'attenzione per l'ambiente; regione per regione potrete assaggiare vini caratteristici e mai banali, e se vi piaceranno potrete anche acquistarli.
 Come evidenzia con chiarezza il "manifesto" di Terre di Vite: "Ci siamo sempre adoperati per presentare, a fianco di nomi conosciuti al grande pubblico, realtà emergenti e provenienti da zone non ancora affermate: anzi, pensiamo sia giusto che i primi facciano in qualche modo da "traino" a chi è giovane e ha necessità e voglia di crescere e farsi conoscere".

Locandina Terre di Vite 2016


 
Le date di quest'anno sono sabato 12 novembre dalle ore 15 alle ore 21 e domenica 13 dalle ore 11 alle ore 20, nelle sale del Castello di Levizzano-Rangone a Castelvetro di Modena.
Contributo d'ingresso 15 euro + 5 euro cauzione calice
Contributo ridotto (10 euro) per i soci Ais, Onav, Fisar, Slow Food, Aies
 
Di seguito il programma:
Sabato 12 novembre
♦ Dalle ore 15 alle ore 21: banchi d'assaggio
♦ Sala convegni - ore 13:00 "Il principio vitale e la sua perdita di armonia", conversazione pubblica con il dottor Claudio Colombo condotta e curata dal direttore di Porthos Sandro Sangiorgi. Ingresso gratuito.
 
Domenica 13 novembre
♦ Dalle ore 11 alle ore 20: banchi d'assaggio
♦ Sala laboratorio degustazioni - ore 15:00 "I vini alchemici", degustazione - seminario ideata e condotta da Sandro Sangiorgi. Sei vini in degustazione, quota di partecipazione 40 € (sconti da applicare ai soci Ais, Fisar, Onav, Slow Food, Aies).
Prenotazione obbligatoria all'e-mail: info@divinoscrivere.it oppure tel: 338-5474185.
♦ Sala esposizioni "L'alchimia dei colori", esposizione permanente delle opere del pittore reggiano Marino Iotti.
♦ Sale varie del castello, sabato per l'intera giornata musica del Greta folk Trio (irish folk), domenica jam session itinerante degli Swingari (swing-kletzmer-manouche).
 
ELENCO ESPOSITORI
 
Piemonte
Cantine del Castello Conti - Maggiora (NO)
Cantina Castaldi - Briona (NO)
Cantine Valpane - Ozzano M.to (AL)
Carussin - San Marzano Oliveto (AT)
Corte Solidale - Berzano di Tortona (AL)
Diego Morra - Verduno (CN)
Enrico Crola - Oleggio (NO)
Marco Capra - Santo Stefano Belbo (CN)
Tiziano Mazzoni - Cavaglio d’Agogna (NO)
Walter Massa - Monleale (AL)
 
Liguria
La Pietra del Focolare - Ortonovo (SP)
Rosmarinus - Perinaldo (IM)
 
Lombardia
Alfio Mozzi - Castione Andevenno (SO)
Ar.Pe.Pe. - Sondrio
Boffalora - Castione Andevenno (SO)
Cantina Meneghelli - Villimpenta (MN)
Cascina Clarabella - Iseo (BS)
La Costa - Perego (LC)
Fondo Bozzole - Poggio Rusco (MN)
Picchioni Andrea - Canneto Pavese (PV)
Stefano Milanesi - Santa Giulietta (PV)
Terrazzi Alti - Castione Andevenno (SO)
 
Veneto
Bele Casel - Cerano S.Marco (TV)
Casa Belfi - San Polo di Piave (TV)
Trentino Alto Adige
Cantina Bio Natura - Tenno (TN)
Vallarom - Avio (TN)

Friuli Venezia Giulia
Luca Fedele - Corno di Rosazzo (UD)
Villa Job - Pozzuolo del Friuli (UD)
 
Emilia Romagna
Antonio Aldini - Langhirano (PR)
Cantina Paltrinieri - Sorbara (MO)
Casalpriore - Campogalliano (MO)
Claudio Plessi - Castelnuovo Rangone (MO)
La Cavaliera - Castelvetro (MO)
Dalla Terra e dal Mestiere - Valsamoggia (MO)
Fattoria Moretto - Castelvetro (MO)
Maria Galassi - Paderno di Cesena (FC)
Giovannini - Imola (BO)
La Palazzona di Maggio - Ozzano dell’Emilia (BO)
La Piana - Castelvetro (MO)
Lodi Corazza - Zola Predosa (BO)
Lorenzo Maini - Zola Predosa
Manaresi - Zola Predosa (BO)
Maria Bortolotti - Zola Predosa (BO)
Montaia - Cesena
San Polo - Castelvetro (MO)
Sorelle Schiavi - Cavriago (RE)
Tenuta Stufanello - Castelvetro (MO)
Tenuta Santa Lucia - Mercato Saraceno (FC)
Tenuta Vandelli - Sassuolo (MO)
Terraquilia - Guiglia (MO)
Vigna Cunial - Traversetolo (PR)
Cardinali - Castell’Arquato (PC)
Villa Venti - Roncofreddo (FC)
 
Toscana
Antonio Camillo - Manciano (GR)
Crociani - Montepulciano (SI)
Fattoria San Vito - Calci (PI)
Il Cerchio - Capalbio (GR)
Il Colle - Montalcino (SI)
La Piana - Capraia - Capraia Isola (LI)
Roccapesta - Scansano (GR)
Vini Apuani - Carrara
 
Umbria
La casa dei Cini - Pietrafitta (PG)
 
Marche
Fattoria Coroncino - Staffolo (AN)
Fosso dei Ronchi - Pesaro
 
Lazio
Cantina del Tufaio - Colle Mainello (Roma)
Merumalia - Frascati (Roma)
 
Campania
Cantina Bambinuto - Santa Paolina (AV)
Fosso degli Angeli - Casalduni (BN)
Mila Vuolo - Passione di Rufoli (SA)
 
Puglia
Cantine Carpentiere - Corato (BA)
Dei Agre - Felline (LE)
 
Basilicata
Cantina Il passo - Barile (PZ)
Carbone vini - Melfi (PZ)
Tenuta Marino - Noepoli (PZ)
 
Calabria
Altomonte - Palizzi (RC)
Cantine Lucà - Bianco (RC)
Cantina Viglianti - Careri (RC)
Tenuta Celimarro - Castrovillari (CS)
Terre del Gufo - Albo (CS)
 
Sicilia
Cantine Edomé - Feudo di mezzo (CT)
Gabrio Bini/Serragghia - Pantelleria (TP)
Paola Lantieri/Punta dell'Ufala - Vulcano (ME)
 
Sardegna
Cantina Canneddu - Mamoiada (NU)
Giuseppe Sedilesu - Mamoiada (NU)
Cantina Vike Vike - Mamoiada (NU)
 
ALTRI ESPOSITORI
Osteria Stallo del pomodoro - Modena
Porthos Edizioni - Roma
Antica Acetaia Cavedoni - Castelvetro (MO)
Toma e Tomi - Carpi (MO)
Il Luppolo e L’uva - Modena
Conti Decanter enoteca - Castelfranco Emilia (RE)
Diverso Creative Winery - Formigine (MO)
Lumaca della Selva - Selva di Serramazzoni (MO)
Il Campo Dorato Bottega Bio - Pavullo (MO)

lunedì 25 luglio 2016

IL MACERATO DI ORTICA IN AGRICOLTURA


Un valido aiuto durante il periodo estivo

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Tra tutte le erbe spontanee che crescono sul territorio italiano vi è una specie in particolare che merita di essere citata per virtù e pregi veramente a 360°. Si tratta di una specie che tutti conoscono: si tratta dell’Ortica(Urtica dioica). Questa pianta viene utilizzata in vari ambiti, e merita di essere valorizzata per le sue proprietà.

L’Ortica è una pianta che stimola non solo i processi circolatori nel corpo umano e animale, ma favorisce anche la formazione della matrice terrestre (Humus). In natura questa pianta è in grado di elaborare, trasformandola in sostanze umiche, tutta la sostanza organica di rifiuto che si trova in prossimità delle sue radici che sono molto attive, estese e ramificate. Cresce spontaneamente lì dove ci sono squilibri particolari del suolo, quasi come a voler portare ordine. Prolifera in prossimità di macerie, ruderi abbandonati o mucchi di ferraglia arrugginita; è una pianta specializzata nel regolare gli squilibri del ferro ed anche gli eccessi di azoto (è considerata pianta nitrofila). Ma se si osserva bene cosa accade nel terreno dove cresce l’Ortica si rimane ancor più stupiti: è una pianta che produce Humus. Dopo qualche tempo che questa specie ha modo di svilupparsi in un dato luogo si forma un terriccio scuro, profumato e soffice molto simile all’Humus. 

Vi è un altro elemento degno di riflessione: è raro che l’Ortica cresca dove non vi sia, o non vi sia stata, la presenza dell’uomo. Ciò denota un rapporto particolare con l’essere umano, una relazione che lega questo vegetale al regno umano. Viene anche considerata nell’ambito dell’agroecologia un’essenza importante perché in grado di attirare numerosi insetti utili.

L’Ortica è utilizzata anche nella fitorimediazione poiché è in grado di assorbire metalli pesanti favorendo i processi di bonifica del suolo (fitoestrazione di metalli pesanti – Dipartimento di Produzione Vegetale, Facoltà di Agraria, Università di Milano). 

Mentre Steiner ribadisce che: “…essa è davvero la massima benefattrice della crescita vegetale, e proprio non la si può sostituire con altre piante… anch’essa porta in se l’elemento che dappertutto introduce ed elabora le forze spirituali, porta in sé lo zolfo… essa dovrebbe veramente crescere intorno al cuore dell’uomo, perché nella Natura, con la sua grandiosa azione interiore, con la sua organizzazione interna, è proprio affine al cuore nell’organismo umano”.

L’Ortica è ricca di vitamine e di ferro (il ferro è indispensabile per la fotosintesi clorofilliana), mentre i suoi peli contengono acido formico. Contiene anche sali potassici e calcio.

Con il macerato di Ortica è possibile ottenere un estratto vegetale ricco di composti organici e sali minerali prontamente solubili e disponibili in caso di necessità, carenze o stress. Il macerato di Ortica si avvicina alla consueta fertilizzazione ed è preferibile irrorarlo al piede della pianta, per via radicale. Ottimo in caso si siccità e stress da calore può essere impiegato a seguito di trapianti durante il periodo estivo per limitare lo stress da trapianto sostenendo la ripresa vegetativa della pianta. A tal proposito si sposa ottimamente al preparato 500 dinamizzato (macerato di Ortica e 500 possono anche essere miscelati). Il macerato di ortica stimola la crescita e la resistenza delle piante.

PREPARAZIONE

 L’Ortica va raccolta quando è ben formata, di un bel colore verde. Meglio al mattino in giorni di foglie e con Luna ascendente (vedi calendario biodinamico). Si usa tutta la parte aerea comprendente stelo e foglie (no radici). Per la raccolta è meglio usare guanti. La percentuale di ferro è massima in aprile e settembre mentre si riduce in estate anche se, comunque, il periodo migliore per la raccolta è precedente alla fioritura. Se cresce in pieno Sole sarà più ricca di acido formico, quindi disporrà di una efficace azione insettifuga, mentre se cresce all’ombra avrà una buona azione concimante. Potrà essere usata comunque e indipendentemente dall’ambiente di crescita sia per uno scopo che per l’altro. Ovviamente non dovrà essere raccolta in prossimità di ambienti contaminati.

Appena raccolta o leggermente appassita l’Ortica va messa così com’è a macerare in acqua pulita (va bene anche acqua piovana). Per 1 kg di Ortica fresca occorrono 10 litri d’acqua. Il macerato è pronto quando l’acqua è colorata di verde ma assolutamente non deve emanare odori particolarmente sgradevoli e non vi devono essere marciumi o putrescenze. La durata del periodo di macerazione dipende dalla temperatura ed è variabile: in estate piena saranno sufficienti 3 o 4 giorni circa mentre in autunno o in primavera occorrono più giorni. No esposizione diretta del contenitore ai raggi solari. E’ bene coprire il contenitore, ma deve comunque “respirare”. Durante la fase di preparazione il macerato va mescolato una o due volte al giorno. Deve avvenire una fermentazione ma non deve arrivare ad una putrefazione (la colorazione del liquido non dovrà tendere al marrone ma dovrà essere sul verde).

In mancanza di Ortica fresca è possibile utilizzare Ortica essiccata oppure Ortica in polvere. In questi casi varia il dosaggio iniziale che sarà di circa 300 grammi per 10 litri d’acqua.

E’ buona norma aggiungere al macerato i preparati da cumulo (come da figura n. 1) immergendoli nel liquido durante il periodo di macerazione. I preparati vanno immersi al momento dell’allestimento del macerato, dopo aver introdotto l’Ortica nell'acqua, ed ogni preparato andrà avvolto con un pezzo di stoffa (ad esempio cotone) legato e appeso. Il 504 sempre centrale rispetto agli altri preparati. Si può aggiungere anche una manciata di argilla (tipo bentonite) per contenere gli odori.

Una volta terminato il periodo di macerazione si filtra il tutto e si diluisce 1:10 oppure 1:20 a seconda delle necessità e delle esigenze nutrizionali della coltura in questione (dunque dai 10 litri iniziali se ne possono ricavare 100 o 200 diluendo con acqua). Si tratta di diluizioni indicative. Anche il dosaggio varia in base alle caratteristiche ed ai requisiti delle colture. Il macerato di Ortica ha un effetto immediato sui vegetali anche tramite un aumento delle concentrazioni di acido salicilico che è un fattore importante per le difese naturali della pianta.

Lo si può usare nel bagno radice durante i trapianti, nel bagno semente prima di una semina, nella pasta per tronchi, e lo si può utilizzare nel compostaggio per attivare o riattivare il cumulo e per accelerarne la trasformazione in condizioni ottimali. Inoltre con un periodo di macerazione di 24 ore il macerato svolge un’azione insettifuga sugli afidi. Responsabile di questa azione è l’acido formico il quale non sarebbe più presente e attivo dopo le 24 ore. In questo caso occorrono concentrazioni basse (1:2, 1:3) e trattamenti fogliari.

In ogni caso è bene somministrare il macerato verso sera ed eventualmente, in caso di necessità, per 3 sere consecutive. Ciò risulta particolarmente indicato in periodi di siccità oppure per stimolare la ripresa vegetativa. Non andrebbe utilizzato in periodo piovosi e molto umidi.

Nota: le Liliacee non gradiscono il macerato di Ortica, per cui su questo tipo di colture se ne sconsiglia l’uso.

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mercoledì 25 maggio 2016

La conservazione dei preparati biodinamici

 L’uso costante dei preparati biodinamici è fondamentale per poter aumentare la vitalità del terreno e ottenere piante sane e vitali. Molte aziende agricole distribuiscono il preparato da spruzzo 500 (o Cornoletame) fino a 7-8 volte all’anno, anche se va detto che occorre valutare ogni singola situazione aziendale per poter definire uno standard ideale (per via del tipo di terreno, tipologia e condizione delle coltivazioni, clima ecc.). Vi saranno situazioni dove sono sufficienti 2-3 spruzzature all’anno di 500, mentre altri contesti richiederanno un maggior numero di interventi. La qualità del preparato, sia da spruzzo che da cumulo, è di primaria importanza per ottenere buoni risultati. Il preparato dovrà essere di qualità e dovrà anche essere conservato in maniera idonea, in modo che non vengano perse caratteristiche e qualità specifiche. 

Si può affermare che la conservazione dei preparati non è meno importante dell’allestimento stesso poiché, se fatta male, mette a rischio l’efficacia e l’effetto dei vari preparati. Occorre però distinguere tra 501 (o Cornosilice) e tutti gli altri preparati, sia da spruzzo che da cumulo. Il 501 è l’unico che va conservato alla luce del Sole, deve essere esposto ai raggi solari durante tutto il periodo di conservazione. Per fare questo è necessario un contenitore di vetro chiaro (no vetro scuro) che deve essere collocato all’esterno in modo che, sia in estate che in inverno, possa essere illuminato dalla luce solare. Nel contenitore non deve entrare acqua piovana e non si deve bagnare, questo vuol dire che il contenitore deve avere il coperchio che però non va sigillato o chiuso ermeticamente perché il preparato deve poter respirare. Come contenitori possono andare bene i recipienti in vetro del miele o della marmellata, ben ripuliti.  

Gli altri preparati (500, 500K, Fladen, 502, 503, 504, 505, 506 e 507) devono essere conservati al buio, lontano dalla luce solare, lontano da fonti di calore e da campi elettromagnetici, e non devono mai entrare in contatto tra di loro (ogni preparato avrà il proprio contenitore). Deve essere un luogo fresco. L’ideale sarebbe una cantina o un ambiente riparato dove la temperatura non sia troppo alta durante l’estate. Vanno evitate anche temperature troppo basse (sotto lo zero termico). Il recipiente non deve essere fatto di materie plastiche; la cosa migliore è sempre il vetro, ma vanno bene anche terra cotta o rame (purché non ossidato), e deve essere coibentatoall’esterno da torba bionda con la quale non deve mai entrare in contatto. A parte il 507, che è liquido e va conservato in un contenitore di vetro scuro chiuso ermeticamente, gli altri preparati devono poter respirare. Il preparato di Valeriana (o 507) tende a fermentare, va quindi tenuto a temperature abbastanza basse. 

Il contenitore in vetro, rame o terra cotta sarà coibentato all’esterno da torba bionda (da non confondere con la torba scura) e il tutto rinchiuso in una cassa di legno non trattato, più o meno grande. Le dimensioni del contenitore e della relativa cassa variano in base al quantitativo da conservare. 

La condizione dei vari preparati va monitorata periodicamente al fine di evitare sorprese, e devono essere riscontrate le caratteristiche iniziali attraverso il tatto, l’olfatto e la valutazione del colore, anche se va detto che può avvenire una ulteriore “maturazione” che di per sé non è nociva (in condizioni idonee di conservazione).  

I preparati possono essere conservati in condizioni ottimali anche per più di un anno, anche se sarebbe opportuno evitare periodi troppo prolungati (oltre i 15 mesi circa). 

I vari preparati non devono arrivare a disidratarsi. Nel caso in cui, invece, si dovesse riscontrare una presenza eccessiva di umidità occorrerà favorire una maggiore aerazione.

Sono disponibili su ordinazione apposite casse per la conservazione dei preparati biodinamici (visibili nelle foto). 

 

CASSA PER PREPARATI DA SPRUZZO (altezza 44 cm, lunghezza 55 cm, larghezza 41,5 cm)

 

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CASSA PER PREPARATI DA CUMULO (altezza 26,5 cm, lunghezza 77 cm, larghezza 28 cm)

 

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RAPPRESENTAZIONE SCHEMATICA:

 

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domenica 15 maggio 2016

#casabelfi

La diversità delle piante spontanee
Il ronzio degli insetti
Il canto degli uccelli
L'energia della terra
#viveredentro
#casabelfi